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Da Mastella a Pizza, quando il giudice interferisce

palazzodigiustizia.jpgUn giudice ha deciso le sorti del governo e un giudice vuol decidere la data delle elezioni.

Nel caso Mastella, rivelatosi oggi privo di qualsiasi fondamento e archiviato perché il fatto non sussiste, le decisioni di un Pm, con la complicità di Di Pietro e dei media compiacenti, hanno portato al pubblico linciaggio del ministro della Giustizia, alle sue dimissioni e alla caduta del governo Prodi. Nella vicenda Pizza, le cui liste sono state riammesse da parte del Consiglio di Stato, un altro giudice, rischia oggi di portarci a un rinvio delle elezioni. Siamo di fronte a una continua interferenza di parte della magistratura nella vita democratica del Paese.

Ci sono giudici che pur di procurarsi notorietà o di compiacere qualche politico “amico”, non esitano a mettere in piedi inchieste che sembrano avere come unico scopo l’eliminazione di un avversario piuttosto che l’amministrazione della giustizia. Io non mi accodo a tutti coloro che sulla base di indiscrezioni, d’insinuazioni e persino di pettegolezzi hanno cercato di mettere sulla graticola di volta in volta, a seconda delle convenienze Berlusconi, Fassino, Prodi e da ultimo Mastella. Le tragiche vicende di Tangentopoli hanno rafforzato in me la convinzione che l’etica pubblica va perseguita scrupolosamente e coerentemente e che i processi vanno svolti nelle aule giudiziarie e non sulle pagine dei giornali o nelle piazze televisive di Santoro.

Ma la cosa che stride di più con il comportamento di alcuni magistrati è lo stato semicomatoso in cui versa la giustizia italiana. Dieci anni di media per una causa civile e quasi altrettanti per una di lavoro. Decine di migliaia di cause penali pendenti con presunti innocenti che attendono i processi nelle carceri e con potenziali colpevoli rimessi in libertà per decorrenza dei termini. Di questo dovrebbero occuparsi i giudici e non di mettersi in mostra sulle tv e nei giornali. Di una seria riforma della giustizia, che preveda una separazione delle carriere a garanzia di cittadini che vogliono un giudice autonomo ed imparziale, dovrebbe occuparsi il prossimo governo.

Ma con il “veltrusconi” anche questo sarà molto difficile che avvenga.


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